nostalgia di casa

Oggi la giornata è partita un po’ a rilento a causa mia (Andre) che non volevo proprio alzarmi. Siamo infatti usciti da Starbuck’s dopo colazione che erano già le 10 passate e siamo arrivati al primo tempio di oggi, Ginkaku-ji, che erano quasi le 11, dopo circa 40 minuti di bus dalla stazione di Kyoto.

Se ve lo state chiedendo la risposta è sì, a Kyoto l’attrazione principale sono i templi. Essendo una città rimasta molto legata alla tradizione, nonché la antica capitale, i luoghi sacri sono circa 80, di cui più di 10 patrimoni dell’UNESCO.

Prima di arrivare al tempio, non ci siamo però fatti mancare una breve sosta a Heian-jingu, un santuario eretto per commemorare il millecentesimo anniversario della fondazione di Heian-Kyō, l’attuale Kyoto, ma anche dedicato agli Imperatori Kammu e Komei, rispettivamente il primo e l’ultimo della città capitale.


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Arrivati dunque a Ginkaku-ji siamo subito entrati nell’area del tempio per ammirare da vicino il suo famoso e magnifico giardino. Cumuli di sabbia finemente ordinata, piante e muschi dal colore verde smeraldo fanno da sfondo al padiglione d’argento, struttura principale del tempio che voleva emulare il più famoso Kinkaku-ji, padiglione d’oro, ma il cui piano, da raggiungere mediante il ricoprimento della facciata con lamine d’argento, non venne mai compiuto.


Detto di Kinkaku-ji, il padiglione d’oro è stata la meta principale del nostro pomeriggio. Dopo infatti aver consumato un rapido (e ahimè indigesto) pranzo al sacco a base di onigiri, tipiche polpette di riso ripiene (no, non hanno nulla a che vedere con i nostri arancini), siamo entrati a visitare quello che di fatto è il tempio zen più famoso della città.

La sua stupenda pagoda d’oro si erge maestosa al centro di un lago, su cui riflette tutto il suo splendore, troneggiando su tutto il giardino e parco circostante. Veramente una meraviglia, guastata forse solo dall’eccessivo numero di turisti e scolaresche, normali però in un così famoso luogo di interesse.


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Di rientro in hotel non è mancato il tempo per un’ulteriore sosta tanto per cambiare ad un altro tempio, il tempio To-ji, la cui pagoda a 5 piani alta circa 60 metri lo erige di diritto a punto di riferimento per la zona centrale della città, in rivalità con la Kyoto Tower, torre moderna che svetta nei pressi della stazione.

Dopo una lunga sosta risanatrice in hotel, il nostro stomaco, bombardato oggi come i giorni scorsi da ogni sorta di piatto tipico locale, lamentava un nostalgico desiderio di cucina Italiana, tanto da spingerci ad ascoltarlo cercando una pizzeria.

Decidiamo dunque di farci portare in taxi in quella che risulta essere una delle migliori pizzerie di Kyoto, non ci vorrà molto per essere la migliore pizzeria di Kyoto direte voi, probabilmente è anche così, ma mai scelta fu più azzeccata!


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Ci siamo ritrovati in un piccolo locale dall’arredamento colorito e non particolarmente curato, dove però il pizzaiolo italiano, un ragazzo di Ragusa che da quasi 6 anni vive stabilmente in Giappone, è stato capace di servirci una delle pizze margherite più buone mai assaggiate, tanto da meritarsi un bis! E come se non bastasse, per farci sentire ancora più a casa, un bel bicchiere di limoncello e una porzione di tiramisù gentilmente offerti una volta saputo che questo in Giappone era il nostro viaggio di nozze.

Che dire, super!

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