Oggi è stata un’altra giornata intensa.
Kyoto ci ha accolto con un clima caldo, quasi 30^ di temperatura, e un’umidità che sfiorava il 70%.
Non ci siamo però lasciati influenzare dall’afa e dopo una breve e rapida colazione ci siamo diretti subito verso la prima tappa del nostro itinerario odierno con un treno della JR dalla stazione centrale di Kyoto.
Il Fushimi-Inari Taisha è un santuario nella zona est di Kyoto, ai pedi delle colline, dedicato al culto di Inari, divinità del riso e del sakè. Il pezzo forte è il sentiero che incanala i visitatori all’interno della foresta sotto un tunnel misterioso formato da più di 10.000 torii rossi. Il percorso è costeggiato da decine di santuari minori e innumerevoli statue di volpi in pietra, che si dicono messaggere della divinità del riso.
Prima di iniziare il nostro cammino alla scoperta di questo pittoresco complesso di sentieri ci siamo però fermati al suo ingresso, dove abbiamo come prima cosa appeso ad una rastrelliera un torii in miniatura con scritti i nostri nomi e desideri per il futuro e poi iniziato la raccolta dei sigilli, shuin, che vanno fatti apporre dai monaci sul libro goshuin-cho come segno di visita in ciascun santuario.
Dopo la visita al Fushimi-Inari il nostro cammino ci ha portati prima al tempio Tofuku-ji e poi al Sanjūsangen-dō.
Il primo è un tempio zen famoso per il suo ponte di legno, Tsuten-kyo, e per i giardini attorno al padiglione centrale progettato dall’architetto paesaggista Mirei Shigemori e tra i migliori esempi di giardino moderno giapponese.
Il secondo, invece, contiene al suo interno una schiera di 1.001 statue buddiste dorate, ciascuna con 40 braccia, ognuna delle quali può salvare 25 mondi. Al centro troneggia la statua della dea Kannon, davanti a cui si aggiungono anche le 28 statue dei suoi discepoli e le 2 statue di Fujin e Kanjin, dei del vento e del tuono.
Così com’era giunta, presto è passata anche l’ora della sosta pranzo, non prima che fossimo arrivati però nella zona del Kiyomizu-dera. Con la sua caratteristica piattaforma lignea è uno dei punti di riferimento di Kyoto. Superata la pagoda a 3 piani siamo entrati nel padiglione principale dove ogni 33 anni viene esposta una statua della dea Kannon a 11 teste e poi nella terrazza da cui abbiamo potuto ammirare la città di Kyoto dall’alto.

Usciti da qui abbiamo passeggiato fino a Kodai-ji passando per Sannen-zaka (sentiero dei 3 anni) e Ninen-zaka (sentiero dei 2 anni) , due sentieri di ciottoli che conservano gran parte del paesaggio tradizionale di Kyoto caratterizzato dalle Machiya, case di legno costituite da una serie di camere affacciate su un unico corridoio che si estende anche per 100m, poiché ai tempi della loro costruzione le tasse venivano calcolate in base alla superficie della facciata su strada.
Giunti all’estremità nord di Ninen-zaka ci siamo quindi trovati davanti il tempio Kodai-ji dove gli edifici si integrano a meraviglia nel giardino di muschi e laghetti.
Terminate le visite siamo rientrati in hotel per rinfrescarci e poi siamo usciti a cena in un ristorante nel quartiere di Gion, il cui piatto principale erano i gyoza, tipici ravioli giapponesi, che discendono direttamente dai più popolari cugini cinesi.
Una volta sazi abbiamo preso nuovamente la strada dell’hotel a cui sia arrivati non prima di aver assistito anche ad una simpatica esibizione di street dance di un gruppo di ragazzi nei pressi della stazione.
Oyasumi a tutti!