Kamakura

Anche oggi sveglia presto per finire di sistemare le valigie da spedire a Kyoto, come suggeritoci da Ken, per essere più liberi negli spostamenti in treno. Infatti abbiamo deciso che per una notte ci faremo bastare i nostri zaini.

Dopo una breve colazione da Starbuck’s, ci siamo diretti zaini in spalla alla stazione di Shinjuku, destinazione Kamakura: una tranquilla cittadina a circa un’ora di treno da Tokyo.


Abbiamo deciso di scendere alla fermata Kita-Kamakura, nella zona più a nord della città, seguendo  quanto consigliato dalla guida, per visitare alcuni templi e dirigerci invece solo in un secondo momento verso Daibutsu, il grande Buddha che rende famosa la città.

Dopo un paio di minuti a piedi dalla stazione, abbiamo raggiunto il primo di questi, Engaku-ji. Il complesso si sviluppa su di una collina e segue la formula zen cinese, che prevede uno stagno, un ponte e una serie di edifici, primo dei quali la porta, San-mon, una magnifica struttura a due piani, dietro la quale si trova la sala di Buddha, Butsu-den. Seguono innumerevoli altri santuari, sale di meditazione e giardini. Salendo una lunga e ripida scalinata, siamo poi giunti al cospetto della Ogane, la campana più grande di Kamakura, ben 2,5 m di altezza.


Ripresa la strada principale, ci siamo messi alla ricerca del sentiero nel bosco che ci avrebbe condotti al Grande Buddha. Finalmente eccolo! I cartelli in giapponese, nonostante sembrassero abbastanza minacciosi, non hanno fermato il nostro slancio di sportività. Ci siamo addentrati nel bosco e dopo circa una mezz’ora di cammino, il sentiero non appare più battuto come all’inizio anzi, una frana e qualche albero caduto avevano interrotto il percorso. Mentre stavamo meditando sul da farsi ed eventualmente tornare indietro, un signore Giapponese, viene in nostro soccorso e ci indica una strada per riuscire a superare l’ostacolo. Riusciamo quindi a raggiungere una zona civilizzata e, ringraziando il nostro salvatore che era pronto a scortarci per tutto il sentiero, decidiamo di proseguire il nostro viaggio seguendo un percorso un po’ meno ‘wild’.

Proseguendo giungiamo al santuario nella grotta, dedicato a Zeniarai Benten, la Dea che lava il denaro, dove abbiamo, come da tradizione, lavato il denaro con l’acqua che scorre dalla sorgente nella grotta, con la speranza che questo raddoppi.

Abbiamo ripreso dunque il nostro cammino fino a raggiungere il Daibutsu, la grande statua di Buddha alta 13 metri, che lo rappresenta in profonda meditazione pronto ad accogliere le anime nel Paradiso occidentale.


Dopo tutto questo camminare, eravamo davvero affamati e ci siamo fermati in un raccolto ristorantino per mangiare un po’ di cucina tipica: un meraviglioso piatto di soba (spaghetti di grano saraceno) in brodo accompagnati da un’ottima tempura!

Rifocillati ci siamo diretti alla stazione di Kamakura e dopo aver cambiato due treni, siamo arrivati ad Hakone, città dove avremmo pernottato. Questa città è famosa per i laghi, le montagne e gli onsen (sorgenti termali). Il nostro hotel è un Ryokan, dove le camere sono molto semplici ed ispirate alla tradizione giapponese, con il pavimento ricoperto di tatami (stuoie di riso), su cui vengono adagiati i futon (materassi).

Una volta sistemati in camera e indossati gli yukata, dei kimono in cotone, ci siamo diretti ai bagni termali dell’hotel. Esiste una principale distinzione nei bagni: pubblici o privati. I primi sono divisi per sesso mentre i secondi sono più intimi e adatti anche per persone che portano tatuaggi. È infatti vietato per chi è tatuato entrare negli onsen, in quanto il tatuaggio in Giappone è simbolo di appartenenza alla Yakuza, o mafia giapponese.


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Dopo esserci rilassati nelle acque termali, abbiamo cenato nella steakhouse dell’hotel, con un pasto a base di Wagyu, manzo giapponese leggermente meno pregiato del manzo Kobe e siamo poi tornati in camere per organizzare la giornata di domani e per un po’ di sano riposo.

Buonanotte!

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